INFORMATICA IN STABILIMENTO – 02 – OTTIMIZZAZIONE MATERIALI IN LASTRE E FOGLI

In un periodo di crisi ogni azienda cerca canali e strumenti per ridurre i costi, risparmiare.
Più raro, invece, è l’imprenditore che cerca, anche con modesti investimenti, di aumentare l’efficienza e la produttività di impianti e processi già esistente ed attivi.
Proseguiamo quella serie di articoli che vorremmo definire: “cose che l’informatica può fare per Voi e che nessuno Vi ha mai detto!” 

LA NECESSITA’

Sono moltissime le aziende che, per gli usi più disparati, hanno le necessità di sezionare materiali in lastre o pannelli.
I produttori di impianti di sezionatura, spesso, offrono anche software per meglio sfruttare le materie prime, ma con palesi limitazioni. Eccone qualcuna (non contemporanea) rilevata:

SOFTWARE GRAFICI
• E’ compito dell’operatore posizionare il “pezzo” da ottenere (uno alla volta) sull’immagine della lastra origine.
• Lavoro lungo ed ottimizzato visivamente in conseguenza della sensibilità e della pazienza dell’operatore.
• Formato della lastra origine predefinito.

SOFTWARE di OTTIMIZZAZIONE batch
• Si interfacciano, spesso, solamente agli impianti del fornitore.
• Non effettuano la selezione del formato ottimale dal magazzino.
• Non considerano l’utilizzo prioritario delle rimanenze da commesse precedenti.
• Non ricevono l’input dalle commesse di produzione.
• Non “leggono” dal magazzino le giacenze disponibili.
• Non gestiscono la direzione di posizionamento (venatura del legno o disegno della superficie).
• Non offrono la scelta di equilibrio tra ottimizzare il materiale o i tempi (materiali poveri).
• ….

Ottimizzare gli schemi di sezionatura non significa sedersi davanti ad un video con il compito di spostare rettangoli piccoli su di un rettangolo grande, ma selezionare un ordine di lavorazione ed ottenere:
• Quantità e dimensione dei pannelli da acquistare o prelevare da magazzino.
• Gli schemi dei tagli da effettuare con le misure e gli sfridi.
• I totali e le percentuali di utilizzo e sfruttamento dei pannelli.

Per questi ed altri motivi, nel 1981, ha visto la luce un programma di ottimizzazione degli schemi di taglio che ovvia a tutti questi inconvenienti.
Nato in Fortran si sistemi Digital Vax (UNIX) è stato via via convertito per operare su sistemi IBM S/3x (SSP), MS/DOS, WINDOWS.
Oggi l’erede di quel software è installato presso decine di aziende che lo hanno integrato nel proprio ERP e lo utilizzano anche per simulare i fabbisogni ed ordinare solo il materiale necessario.
Il programma in questione è in grado di operare stand-alone o di essere integrato nel software gestionale o ERP.

Sono molteplici i parametri impostabili per fare combaciare i risultati con le caratteristiche degli impianti presenti in azienda: dallo spessore delle lame al limite in altezza dei “pacchi” da tagliare, dalla possibilità del pretaglio alla indicazione del reparto cui inviare i pezzi a disegno ottenuti.

Schema esempio

Qualora foste interessati ad approfondire l’argomento trattato in questo articolo: info@studiopanella.it
Studio Panella (Bologna) ha già preparato ed utilizzato slides animate PowerPoint relative a questo argomento per eventuali incontri esplicativi. Sono organizzabili dimostrazioni dei software in argomento.

Studio Panella (Bologna) – www.studiopanella.it 

INFORMATICA IN STABILIMENTO – 01 – RFID PER I BENI STRUMENTALI.

In un periodo di crisi ogni azienda cerca canali e strumenti per ridurre i costi, risparmiare.
Più raro, invece, è l’imprenditore che cerca, anche con modesti investimenti, di aumentare l’efficienza e la produttività di impianti e processi già esistente ed attivi.
Iniziamo, in questa occasione, una nuova serie di articoli indirizzati a confortare e consigliare questi ultimi e ad esporre alle aziende della prima categoria nuove vie e strumenti.
Cioè “cose che l’informatica può fare per Voi e che nessuno Vi ha mai detto!” 

LA TECNICA (semplificata)

L’RFID è un sistema composto operativamente da due elementi: il lettore (o scanner) RFID e il TAG, sia esso contenuto in una etichetta o una placca corazzata.

Nel TAG vengono memorizzate informazioni del tipo più disparato, esattamente come in un dischetto, tramite un drive apposito.
Quando un TAG entra ne raggio di lettura di uno scanner ne subisce il campo elettromagnetico e, se identificato, “risponde” cedendone copia del contenuto.
I TAG possono contenere da pochi bit a decine di Kbyte a seconda del modello e del costo.

I BENI STRUMENTALI – POST-VENDITA

Nel caso di impianto e/o bene complesso un TAG RFID può assumere una importanza primaria nel post-vendita.
Oltre al tradizionale codice del prodotto associato viene inserito il numero della commessa di produzione o il numero di matricola. Comunque un identificativo univoco di QUEL prodotto.
In questo modo l’incaricato della manutenzione potrà, anche a distanza di anni, richiedere il ricambio perfetto senza dover recuperare la documentazione originale spesso reperibile con difficoltà.

Le stesse informazioni potrebbero essere incluse in una semplice etichetta QR, è vero, ma un RFID a bottone, con foro centrale e rivettato al telaio del bene “risponde” ad uno scanner portatile (poco più grande di un palmare) anche se in posizione difficilmente visibile o, peggio, dopo una riverniciatura totale.

L’RFID, inoltre, potrebbe essere aggiornato come un “libretto” di manutenzione con le indicazioni degli interventi effettuati ed i ricambi installati. Per questo, ovviamente, non è sufficiente una etichetta da pochi centesimi in quanto poco capiente.

I BENI STRUMENTALI – PRODUZIONE

Spesso per bene strumentale intendiamo macchinari e impianti industriali per i quali viene adottata la produzione “ad isola”. Quando, cioè, l’oggetto viene prodotto in una determinata locazione e sono gli addetti che gli “girano attorno” o passano da una commessa ad un’altra. Per esempio: produzione di impianti industriali e cantieri navali.
In questi casi l’RFID del dipendente verrà letto dallo scanner di commessa o CdC per la corretta attribuzione delle ore lavorate.
Per i cantieri edili si è anche adottata una diversa soluzione.
Non potendo sempre installare un efficiente e stabile impianto di rete la soluzione adottata è rivettare un TAG ad un elemento fisso del cantiere (esterno dell’ufficio, una putrella vicina all’ingresso, …) e dotare gli addetti di un lettore  automatico mobile da pochi euro e dalle dimensioni inferiori ad un radiocomando da auto a volte agganciato all’interno del casco.
Periodicamente, abitualmente una o due volte la settimana, un addetto collega via USB i lettori ad un PC e “scarica” le marcature dei dipendenti.

Le esigenze, stimolando l’inventiva, forniscono ogni giorno nuovi usi di un sistema tanto flessibile
Quanto descritto si va chiaramente ad aggiungere a tutti i consueti usi commerciali e gestionali degli RFID.
Da segnalare una nuova generazioni di stampanti in grado di stampare etichette RFID e contestualmente aggiornarne il contenuto. Testo, QR-Code, BarCode e RFID in unico passaggio con etichette che, ormai, hanno un costo inferiore ai 10 centesimi ed il cui chip quasi non risulta al tatto.

Qualora foste interessati ad approfondire l’argomento trattato in questo articolo: info@studiopanella.it
Studio Panella (Bologna) ha già preparato ed utilizzato slides animate PowerPoint relative a questo argomento per eventuali incontri esplicativi.

Studio Panella (Bologna) – www.studiopanella.it

Google Glass Made in Italy grazie a Luxottica

Chi l’ha detto che tecnologia e design non possono andare a braccetto?
Certamente non Google, che ha scelto di affidare il design dei nuovi Google Glass a Luxottica, leader mondiale del settore del design, della produzione e della distribuzione dei principali marchi di occhiali sportivi e di lusso, portabandiera del Made in Italy nel mondo.

L’obiettivo è conferire un’impronta fashion e cool al nuovo gioiellino di Mountain View. Un’invenzione che promette di rinnovare radicalmente l’user experience del web e il rapporto tra multimedialità e utente, ma a cui ancora manca quel tocco distintivo e quel tanto di portabilità e gradevolezza estetica che – la storia della Apple insegna – può fare la differenza.

Largo, dunque, alla contaminazione tra tecnologia e design, moda e innovazione, lifestyle e ingegneria, coinvolgendo anche i due marchi più famosi di Luxottica: Ray-Ban e Oakley. Una sfida affascinante, tanto per Google quanto per l’azienda italiana, che brucia la concorrenza mettendo un piede, a braccetto nientemeno che con Google, in un settore potenzialmente rivoluzionario, tanto sul fronte dell’industria dell’eyewear, quanto su quello dell’informatica. E con un team di lavoro composto al 75% da italiani.

L’accordo, ufficializzato da poche settimane, arriva al termine di un anno di lavoro propedeutico e a qualche mese di distanza dalla divulgazione di un’altra partnership di pregio: quella tra Vsp Global, leader mondiale nel settore della produzione delle lenti, e Google. Anche in questo caso, non si tratta soltanto di fornire le giuste lenti e le migliori montature ai glasses, la portata dell’accordo è più ampia e coinvolge anche gli ottici, che in un futuro non troppo lontano saranno impegnati in corsi di formazione per imparare a installare i futuristici congegni di Mr G sulle montature. Perché, altra novità dei Google Glass, a un passo dal lancio sul mercato si è deciso di prevedere l’installazione del device anche su lenti graduate.

La portata della sfida dei Google Glass sta tutta qui: abbattere le resistenze psicologiche, estetiche e funzionali che portano una larga fetta del mercato ad accettare con riluttanza di indossare un computer sul viso. «È un problema di moda molto più che di tecnologia» si è lasciato sfuggire più volte Astro Teller, responsabile di Google per il progetto dei Google Glass. Una dichiarazione che fa il paio con quella di Andrea Guerra, amministratore delegato di Luxottica: «Pensiamo che sia giunto il momento di unire le competenze, il know-how e la forte attenzione alla qualità del prodotto che ci caratterizzano con l’altissima competenza tecnologica di Google per dare vita a una nuova generazione di dispositivi rivoluzionari».

I Google Glass aspirano ad inaugurare su vasta scala l’era del “wearable computing”, abbattendo la distanza fisica tra computer e corpo umano, con il necessario corollario di comodità e gradevolezza estetica, unite a iper tecnologia all’avanguardia. Fino ad oggi né Google né i concorrenti sono riusciti a trovare la formula magica che consentisse di rispondere a queste esigenze, a causa delle dimensioni della batteria, della necessità di superfici adeguate su cui proiettare le immagini e quant’altro. E i modelli proposti sono risultati nel migliore dei casi sciatti, nel peggiore sgradevoli e scomodi.
Ma con Luxottica dalla sua parte, l’aria che tira sembra diversa.

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